FREQUENZA PIRATA

frequenza pirata

Svegliarsi presto. Se è possibile: prima di presto. Rinfrescarsi, fare colazione e dirigersi determinati a lezione.

Sono le otto e venti, dieci minuti in anticipo, e io entro in aula. Ci sono già un po di file occupate da ragazzi, per la maggior parte pendolari. Parlano tra di loro. Qualcuno sorride. Com’è possibile? Ma cosa mangiano? Adrenalina e petto di pollo?

I miei amici di altri corsi hanno l’impressione che io sia efficientissimo e che non abbia sbavature nel mio ruolo da studente universitario. Invece non è affatto cosi. C’è sempre una buona quantità di studenti che è più avanti ed è più determinata di te.

La lezione inizia, e inizia la rumba globale dei polsi che guidano la mano e la penna nel prendere appunti.

Nei giorni più fortunati c’è spazio per un caffè e godersi un po’ il fresco o il sole autunnale.

Arriva l’ora del pranzo. Penichella postprandiale e poi il via al rituale sentimentale con la propria scrivania e i libri. Studiare fino a quando ce n’è.

Routine di uno studente nella media.

 

Se zoomiamo sulle personalità e le motivazioni di ognuno noteremo come Bari non sia quasi mai la prima scelta. Bari ci è “toccata”. Come se fosse un destino fatale. Per i motivi più diversi, ogni studente si è ritrovato qui. E tutti cercano di mettere su un proprio percorso, mattoncino dopo mattoncino, e chissà, forse un giorno andar via, sull’ isola che non c’è magari, o tornare indietro verso le proprie origini.

La Bari dall’idioma cantilenante e duro, che ha qualche assonanza con i canti mediorientali. La città della sera con le luci gialle, la puzza di piscio e le fedeli blatte compagne di passeggiate.

Sembra questo uno scenario grottesco e terribile per un’ esperienza universitaria. Invece non è così. Semplicemente Bari non sa illuderti.

In contrapposizione alle piaghe sociali (e non) che feriscono la vita di un universitario barese c’è la possibilità di cimentarsi nel rigoglioso movimento di associazionismo. Nell’ identificarsi in associazioni che contribuiscono concretamente al miglioramento della vita quotidiana e al potenziamento delle attività sociali nella città.

 

Personalmente in Radio Frequenza Libera ho trovato, anzi riscoperto, la voglia di imparare e di essere curiosi.

Cose molto banali, in questa società complicata, ma essenziali.

Questa esperienza nell’associazionismo facilita l’eliminazione delle barriere, prettamente mentali che molto spesso abbiamo. Ognuno a suo modo ne ha.

Sento che c’è nella coscienza collettiva di chi sa apprezzare un mezzo (la radio) attraverso cui ci si può esprimere, un sentimento diverso dalla rassegnazione. Un sentimento che sa di riscatto.

Perciò caro lettore, se ti senti coinvolto da questa storia e vuoi che ti venga raccontato il resto non esitare a bussare alla porta della sede di frequenza libera o contattarci sulla nostra pagina.

Infondo facciamo quasi tutti parte di quella comunità che ha tanti volti e le personalità più disparate ma con lo stesso obbiettivo: il pezzo di carta che ci darà la redenzione. Da cosa poi, non l’ho ancora capito.

Scritto da Antonio Nenna

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